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Biografia/Pablo Echaurren

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Pablo Echaurren nasce a Roma il 22 gennaio 1951. Inizia a dipingere a diciotto anni e presto viene scoperto dal critico-gallerista  Arturo Schwarz che fa conoscere il suo lavoro in Italia e all’estero. Tra il 1973 e il 1975 egli
espone a Roma, Milano, Basilea, Philadephia, Zurigo, Berlino, New York,
Bruxelles. Nel 1975 partecipa alla Biennale di Parigi. I primi critici che lo
segnalano sono Achille Bonito Oliva, Cesare Vivaldi, Emilio Villa, Giuliano
Briganti, Renato Barilli.

Echaurren esordisce all’insegna del minimalismo con una serie di
acquerelli e smalti di piccolo formato, di impianto concettuale, ma dalla fine degli anni ottanta realizza acrilici su tela di media e ampia dimensione. Non solo pittore, egli si è impegnato in un’intensa attività applicata, disegnando illustrazioni, copertine, manifesti, nonché metafumetti (in particolare per “Frigidaire”) che affrontano il contrastato rapporto tra pittura e comic e ripercorrono le vite di personaggi legati alle avanguardie storiche come Marinetti, Majakovskij, Dino Campana e Picasso. Dal 1990, su invito di Enzo Biffi Gentili, si reca a Faenza dove il sodalizio con Davide Servadei (Bottega Gatti) dà luogo a un’intensa attività ceramica.

Contemporaneamente Echaurren coltiva un legame profondo con la scrittura, cimentandosi come corsivista su numerose testate sia over cheunder-ground. Autore di saggi e pamphlet, racconti, romanzi noir in cui denuncia i meccanismi di mercificazione del mondo dell’arte, egli mantiene saldo il rapporto con la carta stampata e più in generale con l’idea dell’arte moltiplicata. Per alcuni anni ha animato un laboratorio artistico all’interno del carcere romano di Rebibbia, un’esperienza da cui sono nati libri, mostre e un lungometraggio, Piccoli ergastoli, interpretato dai detenuti, che è stato proiettato come evento speciale alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1997. Nello stesso periodo viene nominato accademico di San Luca.

L’attività di Echaurren lungo trent’anni è stata riassunta in un’antologica  promossa dal Comune di Roma nel 2004, allestita nelle sale del  Chiostro del Bramante. Nel 2006, le sue ultime opere sono proposte nella mostra personale Al ritmo dei Ramones, curata da Achille Bonito Oliva, nel Foyer Sinopoli dell’Auditorium di Roma. Nel 2009 il MIAAO (Museo Internazionale di Arti Applicate Oggi) di Torino decide di celebrare il centenario del Futurismo con una mostra incentrata sul lavoro virale di Echaurren. Nello stesso anno prende forma il progetto L’invenzione del basso (sempre all’Auditorium di Roma) che accanto a quadri e collage dedicati al basso elettrico propone una selezione di strumenti veri e propri proveniente dalla collezione di Echaurren.


Pablo Echaurren. Il mago e
la fiaba, a cura di Janus, Milano, Fabbri, 1987.
 

La via della sete. Ceramiche
di Pablo Echaurren (testi di Enzo Biffi Gentili, Giovanni Testori,
Carmen Ravanelli Guidotti), Faenza, Edizioni Bottega Gatti, 1992.
 

Pablo Echaurren (a cura di
Patrizia Ferri), Casa del Mantegna, Mantova, 1992.
 

Pablo Echaurren. Verso
un’arte virale (a cura di Claudia Salaris), Bertiolo, AAA, 2000.
 

I libri di Pablo Echaurren (a cura di
Giordana Trovabene e Carla Barbieri con un testo di Tommaso Ottonieri),
Biblioteca Poletti, Modena, 2001.
 

Pablo Echaurren. Dagli anni

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